Missione

Da milioni di anni gli uccelli rapaci solcano i nostri cieli e costituiscono una componente fondamentale degli ecosistemi terrestri. Oggi però, a causa del crescente impatto dell’uomo, molti di essi stanno subendo un calo sensibilissimo. Alcune specie sono completamente scomparse da vaste zone e rischiano di estinguersi entro breve tempo, privando così gli ambienti naturali di una importante presenza equilibratrice e la nostra specie della possibilità di godere dei un’espressione libera, selvaggia e particolarmente affascinante della natura.

Inoltre proteggere gli uccelli rapaci che, essendo predatori, hanno bisogno di ambienti sani e ricchi di prede, significa anche tutelare l’ambiente, sempre più aggredito da consumo di suolo su vasta scala, centrali eoliche, degradazioni di vario tipo, tagli boschivi mal condotti, inquinamenti.

Ma bisogna proteggerli anche da chi li uccide, da chi li depreda dei loro piccoli, o delle loro uova, o anche solo da chi li disturba al punto da impedirne la riproduzione, come certi fotografi, certi escursionisti, certi scalatori.

Ecco perché è nata ALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti). Vogliamo aiutare concretamente gli uccelli rapaci presenti nel nostro paese.

La situazione è seria ma non del tutto negativa. Delle 39 specie di uccelli rapaci diurni presenti in Europa, 19 nidificano regolarmente in Italia e 5 si sono estinte come nidificanti nel secolo ventesimo. Di queste il Gipeto, o Avvoltoio barbuto, sta ora tornando a nidificare sulle Alpi, grazie ad un’attenta opera di reintroduzione. Inoltre il Grifone, sopravvissuto solo in Sardegna, sta tornando ad opera dell’uomo sulle Alpi orientali, nell’Appennino centrale e in Sicilia.

Ma due specie si trovano in condizioni particolarmente gravi. Innanzitutto il Capovaccaio, il più piccolo delle quattro specie di avvoltoi europee. Nel 1999 abbiamo effettuato un censimento completo della specie. Nel periodo primaverile-estivo abbiamo contato in tutto non più di nove coppie di cui solo quattro nidificanti: due in Calabria e due in Sicilia. Vent’anni fa erano più di trenta, sessant’anni fa all’incirca un centinaio.

Subito dopo viene l’Aquila del Bonelli, tipica dell’ambiente mediterraneo. Dalle nostre ricerche risultano esserci quindici coppie al massimo in Sicilia e forse ancora una o due in Calabria.

In Sardegna vent’anni fa la specie era ancora abbastanza comune. Ma in pochi anni il declino è stato rapidissimo e oggi ve ne sono certamente meno di cinque coppie.

Il Nibbio reale in Sardegna, l’Astore sardo, particolare sottospecie presente solamente in quell’isola, il Lanario, l’Albanella minore e il Grillaio, sono minacciati di estinzione non a livello nazionale ma su vaste proporzioni del loro areale italiano.

E’ necessario intervenire con efficacia e con rapidità. Servono punti di alimentazione supplementare (carnai), difesa dei siti di nidificazione da interventi distruttivi, come il taglio degli alberi dove nidificano, o da disturbi intollerabili come lo scalare in periodo riproduttivo, azioni di tutela degli ambienti dove trovano le loro prede, come i pascoli, le praterie steppiche, le zone umide; in certi casi può essere indispensabile reintrodurre specie estinte,

Bisogna anche sensibilizzare adeguatamente sia il pubblico che gli enti preposti alla tutela del territorio. Tutto ciò necessita di atti amministrativi, di azioni concordate a livello non solo locale ma a volte anche internazionale, di persone qualificate disponibili per il monitoraggio, la sorveglianza e il controllo.

Siamo pochi, stiamo crescendo ma restiamo sempre pochi in confronto alla vastità dell’impegno. Siamo però convinti, anche con queste poche persone, di farcela. Mancano però adeguate risorse finanziarie.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Chiunque può aiutarci. Quanto ci offrirete servirà esclusivamente a far fronte alle iniziative più urgenti a favore degli uccelli rapaci italiani più minacciati di estinzione.

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