Esotici a casa nostra: un problema da non sottovalutare

Le invasioni biologiche rappresentano per la biodiversità una grave minaccia che colpisce non solo le specie autoctone ma anche gli stessi servizi ecosistemici da cui dipende il nostro benessere. Gli esseri umani, infatti, traggono molti vantaggi dal corretto funzionamento degli ecosistemi, come ad esempio la fornitura di cibo e acqua, il controllo dalle inondazioni, dalla siccità, dal degrado del suolo e dalle malattie, la formazione del suolo e del ciclo dei nutrienti e molti altri aspetti, non solamente materiali. Lo spostamento di specie animali e vegetali al di fuori dell’areale naturale operato dall’uomo comporta il deterioramento degli ecosistemi. Il fenomeno ha origini antiche ma negli ultimi decenni ha subito un’accelerazione esponenziale.
La presenza di specie invasive è oggi il primo fattore di estinzione al mondo delle specie animali e vegetali native, e solo in Europa causano, oltre a rilevanti impatti sanitari, perdite economiche per oltre 12 miliardi di Euro all’anno.
L’Italia è particolarmente vulnerabile a questo fenomeno: a partire dal 1500 sono state introdotte oltre 2000 specie alloctone, sia piante che animali che hanno invaso tutti gli ambienti, da quelli terrestri, alle acque dolci, alle aree marine. Tra questi ricordiamo ad esempio le tartarughe dalle orecchie rosse, gli scoiattoli grigi, le nutrie, i gamberi della Louisiana.
Per rispondere a questa minaccia occorre adottare politiche coordinate di prevenzione degli arrivi indesiderati, di rapida allerta e pronta risposta alle nuove incursioni e di efficace gestione delle specie già presenti nei nostri territori.

Una delle specie più comuni e conosciute che ha ormai invaso quasi tutti gli habitat delle zone umide del materano (ovviamente il discorso è valido per tutto il resto del Paese) è la Tartaruga americana dalle guance rosse (Trachemys scripta elegans). Insieme anche ad altre specie simili di provenienza esotica sta letteralmente minacciando la presenza della Tartaruga palustre europea (Emys orbicularis), specie autoctona che sopravvive ancora nei nostri ambienti legati ad aree umide. Non è ancora ben noto il rapporto tra le due popolazioni dal punto di vista della competizione alimentare, della consistenza degli esemplari e della distribuzione ma quasi certamente vi saranno grossi problemi di sopravvivenza per la nostra Tartaruga palustre dal momento in cui potrà essere accertata anche la riproduzione delle specie esotiche (anche in funzione dei cambiamenti climatici) con il conseguente incremento della consistenza delle popolazioni. E’ pertanto opportuno che chi detiene in casa o in giardino specie di provenienza alloctona (magari acquistate presso negozi o fiere) abbia cura di non immetterle (anche se mosso da un’apparente buona fede) in habitat naturale. In caso di impossibilità a gestirle occorre mettersi in contatto con un centro recupero o con gli enti preposti alla salvaguardia della fauna autoctona allo scopo di trovare una soluzione che prevenga ogni forma di introduzione in laghi, fiumi e torrenti.

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