IL MONITORAGGIO DELLE POPOLAZIONI RIPRODUTTIVE DI RAPACI DIURNI DEL LAZIO

di Gaspare Guerrieri

Nel 2008, l’Associazione ALTURA ha collaborato con l’Agenzia Regionale Parchi Lazio alla realizzazione di un monitoraggio delle popolazioni sensibili alle pressioni antropiche della regione. L’indagine, promossa dall’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha interessato tutte le specie di rapaci nidificanti. Nella nota riportiamo per sommi capi metodi e risultati relativi alle due specie che ci sono state assegnate: il Nibbio bruno e la Poiana.

Status, distribuzione, scelte riproduttive e produttività del Nibbio bruno Milvus migrans nel Lazio

Migratore e nidificante, il Nibbio bruno Milvus migrans nel Lazio colonizza non uniformemente il nord ovest regionale, i principali bacini lacustri, la valle del Tevere, la piana reatina e le aree collinari della valle del fiume Sacco e del Liri. Il numero di coppie stimato tra il 1980 e il 1995 si aggirava intorno alle 100-200 coppie, mentre una valutazione più recente sembrerebbe indicare un qualche decremento. Scopo dell’indagine è stato quello di valutare l’attuale status, la distribuzione e la produttività della specie nei più importanti insediamenti regionali.

Nel periodo compreso tra il primo aprile e il 31 maggio del 2008, durante 24 giornate di campo, sono stati sottoposti a controllo gli insediamenti riproduttivi di Castelporziano, Castel di Guido, Anguillara Sabazia, Castel Giuliano, Monti della Tolfa, media valle del Fiora e Monte Rufeno. Nelle aree non visitate, per le sole nidificazioni probabili o certe, sono state utilizzati i dati del PAUNIL (Progetto Atlante degli Uccelli Nidificanti nel Lazio 2006-2009), escludendo le riproduzioni eventuali a causa dell’elevata presenza di individui non riproduttivi che si insediano nella regione. La produttività è stata valutata nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano e nell’insediamento di Anguillara Sabazia nel periodo compreso tra il 20 giugno e il 30 luglio durante ulteriori 17 giornate di campo.

Le aree più interessate dalla riproduzione della specie si trovano nei pressi di Roma, dove sono presenti le colonie lasse più importanti. Tra queste, maggiore rilevanza viene assunta dalla popolazione romana costituita da circa 50 coppie ripartite in 3 insediamenti. Colonizzazioni meno consistenti sono stati rilevate nei pressi del Lago di Bracciano, lungo la valle del fiume Sacco e nelle colline prospicienti il Lago di Canterno. Sui Monti della Tolfa il Nibbio bruno si distribuisce in coppie isolate tra loro distanti da 0.5 a 5 km sui rilievi collinari e lungo la valle del fiume Mignone. Coppie disperse nidificano lungo la media valle del fiume Fiora e del Paglia, nella Selva del Lamone, nei pressi del Lago di Bolsena, lungo la valle del Tevere, nei laghi della piana reatina, nella valle del Sacco e del Liri presso Ceprano e Pontecorvo.
Il Nibbio bruno nidifica ad altitudini comprese tra 20 e 550 m, ma il numero di coppie diminuisce con l’altitudine e i massimi distributivi sono stati rilevati entro i 100 m di quota. Su un campione di 125 siti di nidificazione, 57 sono stati selezionati nei pressi di corpi idrici (distanza Nelle aree sottoposte a controllo sono stati individuati 92 territori. Di questi, 62 si riferiscono a coppie nidificanti certe e 22 a coppie nidificanti probabili. Altre 15 coppie certe e 18 probabili, relative alle aree non controllate, sono state aggiunte consultando i rilievi del progetto PAUNIL 2006-2009. Nel Lazio, non considerando le nidificazioni eventuali a causa della diffusa presenza di individui non riproduttivi, si dovrebbero riprodurre tra le 77 e le 117 coppie, popolazione più modesta di quella valutata negli anni ’90, ma in linea rispetto a quanto valutato in tempi recenti (80-109 coppie). Nel corso degli ultimi decenni, le coppie insediate in ambienti più integri come i Monti della Tolfa sono diminuite, passando dalle 42 del 1981 alle 27 del 2008 (- 36 %). In aree più alterate e prossime alle discariche, invece, gli insediamenti riproduttivi sono aumentati e dalle 9 coppie registrate in un solo nucleo a Castelporziano nel 1981, si è passati alle 51 attuali ripartite in tre distinte colonie.
Del 40.3 % delle coppie certe (N = 62) è stato rilevato il numero di giovani involati. La produttività, nel 2008, è stata di 1.92 ± 0.49 D.S. giovani / coppia di successo, valore significativamente più elevato (t = 3.43, P Nel Lazio la stabilità delle popolazioni è minacciata dall’imminente chiusura delle discariche di rifiuti. I più importanti insediamenti della regione, infatti, dipendono in larga misura da questa risorsa, come rilevato in studi specifici.

I rilievi sono stati effettuati da Fabio Borlenghi, Amalia Castaldi, Umberto De Giacomo, Santino Di Carlo, Gaspare Guerrieri, Andrea Minganti e Stefano Sarrocco.

Status, distribuzione, scelte riproduttive e produttività della Poiana Buteo buteo nel Lazio

Sedentaria in tutta l’area collinare e montana del Lazio, la Poiana Buteo buteo, negli anni ’90 occupava la fascia pianeggiante solo in limitate aree ed era presente con una popolazione nidificante stimata in 250-500 coppie. Scopo dell’indagine è stato quello di valutare quale fosse l’attuale distribuzione e la produttività della specie nella regione, parametri considerati di recente importanti fattori ecologi di valutazione dell’impatto ambientale indotto dalle pratiche umane.

Dal primo marzo al 30 giugno del 2008, all’interno di 14 macroaree (superficie complessiva 9˙986 km2) idonee alla riproduzione, sono stati percorsi in auto, dalle 10 alle 17, una sola volta nel corso della stagione, 481 transetti aventi una lunghezza di 5 km. Il metodo ha consentito di esplorare vaste aree e di ottenere un campione rappresentativo delle abbondanze. Gli itinerari, la cui lunghezza è stata suggerita dall’elevato frazionamento ambientale della regione, sono stati percorsi ad una velocità di 20-40 km orari e sono stati realizzati lungo strade secondarie ubicate alla base dei crinali collinari e montani e a margine delle formazioni boschive di pianura. Durante ogni percorso, in luoghi caratterizzati da buona visibilità e tra loro distanti almeno 2 km, sono stati eseguiti anche due punti di osservazione/ascolto della durata di 5 minuti. Il numero di transetti, effettuato per area, è stato stabilito tenendo conto della continuità ecologica della macroarea indagata ed è stato correlato alla sua superficie.
Ad ogni contatto avuto con la specie, oltre all’indizio di nidificazione (eventuale, probabile, certa), venivano registrate la tipologia ambientale, la presenza di urbanizzazioni e la viabilità, valutate su superfici circolari aventi raggio di 600 m e centro il contatto. Per aumentare la numerosità del campione relativo alle coppie nidificanti certe e per effettuare una stima del numero di giovani involati per coppia di successo, nel periodo compreso tra il 10 giugno e il 31 luglio, sono state effettuate altre 15 giornate di campo in aree già conosciute. In questa fase, i gruppi familiari o i giovani sono stati attribuiti alla coppia o all’individuo che, nel primo rilievo, risultavano più vicini. Le macroaree sono state selezionate in funzione delle caratteristiche ambientali, della continuità ecologica e delle urbanizzazioni. I contatti avuti con la specie durante i transetti, sono stati trasformati in valori medi-area ± deviazione standard e confrontati con test parametrici.

Durante il monitoraggio sono state identificate 226 aree occupate ed è stato registrato un numero medio di contatti/transetto pari a 0.470 ± 0.655 DS, N = 481. I comprensori più interessati dalla presenza della specie sono ubicati nel Tolfetano-Cerite (0.860 ± 0.774 DS contatti/transetto, N = 43), sui M. Cimini (0.778 ± 0.878, N = 18) e nel Cicolano (0.720 ± 0.730 DS, N = 50). Abbondanze relative prossime alla media regionale sono state individuate sui M. Volsini e nella Tuscia (0.511 ± 0.585 DS, N = 47), sui M. della Meta, sulle Mainarde, sul M. Cairo (0.475 ± 0.640 DS, N = 40), sui M. Ausoni e Aurunci (0.433 ± 0.657 DS, N = 56) e sui M. Sabini (0.429 ± 0.298 DS, N = 21). I valori più modesti sono stati rilevati nei frammenti boschivi della media valle del Tevere e nelle gole tufiche del Treia (0.250 ± 0.444 DS, N = 20), sui Monti Lepini (0.235 ± 0.431 DS, N = 34) e sui Colli Albani (0.200 ± 0.414 DS, N=15). Il numero medio di contatti/transetto, calcolato in aree a più alta e a più bassa presenza, è significativamente diverso. Il numero medio di contatti registrato nei boschi planiziari costieri (0.448 ± 0.985 DS, N = 29) è sostenuto quasi esclusivamente dall’insediamento di Castelporziano. La Poiana è stata osservata fino ad un altitudine di 1600 m s.l.m. e, come rilevato anche sull’Appennino Centrale, oltre i 900 m la presenza diminuisce significativamente.
I boschi di querce caducifoglie (40.7 %) e misti (26.8 %) sono le formazioni forestali nelle quali è stato individuato il maggior numero di nidificazioni certe e probabili. La Poiana si riproduce anche nelle leccete, nei castagneti, nelle faggete e nei boschi igrofili. La specie tende a colonizzare comprensori privi di presenza umana stabile e solo l’ 8.3 % delle coppie (N = 145) era insediata in aree a bassa urbanizzazione (abitativo
I rilievi sono stati effettuati da Fabio Borlenghi, Amalia Castaldi, Umberto De Giacomo, Gaspare Guerrieri e Gianni Lauretti.

I risultati delle indagini sono stati presentati sotto forma di poster durante il XIV Convegno italiano di Ornitologia (14-18 ottobre 2009).

Nel volume XXXIV del 2009, numero speciale de “Gli Uccelli d’Italia” attualmente in stampa, vengono pubblicati i risultati di un’indagine pluriennale effettuata sui Falconiformes nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Il volume, costituito da 14 articoli, è firmato da Amalia Castaldi, Umberto De Giacomo, Alessandro Eberle, Alberto Fanfani, Gaspare Guerrieri e Aleandro Tinelli.