L’immagine invisibile: appello per una attività video-fotografica sostenibile

Oltre all’uccisione diretta e al prelievo di pulli e uova dai nidi una delle minacce che stanno emergendo sempre più prepotentemente nei confronti degli uccelli rapaci e non solo è il disturbo ai nidi provocato da diversi video-fotografi che antepongono la soddisfazione per una foto o una ripresa ben riuscite al rischio di fallimento della riproduzione. Chiaramente non è un problema che riguarda tutti i video-fotografi ma è stato più volte registrato l’abbandono di nidi da parte di diverse specie proprio a causa dell’eccessivo disturbo.

Più una specie è a rischio più paradossalmente diventa oggetto di attenzione da parte di video-fotografi. E purtroppo lo spirito di emulazione porta sempre più video-fotografi a cercare di ottenere ad ogni costo foto e video delle specie più rare e scatti sempre più belli. La grande diffusione della fotografia digitale unita all’alta qualità delle apparecchiature oggi disponibili sul mercato ha ulteriormente esasperato questo problema. Discorso del tutto analogo vale per i video.

Tutti gli uccelli rapaci sono oggetto di tali attenzioni, e fra queste sono 6 le specie che possono subire i maggiori danni in relazione al loro status: l’aquila di Bonelli, il capovaccaio, il grifone, l’aquila reale, il nibbio reale, il lanario. L’aquila del Bonelli è rimasta solamente in Sicilia, il capovaccaio sopravvive in Sicilia, Basilicata e Calabria con un numero totale di coppie non superiore a 8-9, il grifone è stato reintrodotto ed è presente con alcune colonie in Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia, oltre il 50% della popolazione mondiale di lanario ssp. feldeggii è ormai concentrata in alcuni territori dell’entroterra siciliano, dove negli ultimi anni è diminuita in modo molto preoccupante, ed è inoltre presente, sempre con poche coppie, nell’Appennino centro-meridionale, il nibbio reale è a grave rischio di estinzione in Sicilia ed in Sardegna e risulta in diminuzione in altre parti importanti del territorio italiano, dove nidifica in alcune zone del centro-sud.   L’aquila reale, presente in diverse regioni d’Italia, sopravvive in Sicilia e nell’Italia meridionale con una popolazione esigua che, per lo meno in Sicilia, risulta essere in diminuzione.

Ogni coppia va tutelata, non solo per il rispetto di una fase biologica dell’animale particolarmente delicata ed importante, qual’ è appunto quella della riproduzione, ma soprattutto per la salvaguardia di popolazioni spesso ormai molto ridotte.

Nel 2016, ad esempio, nei campi di sorveglianza organizzati in Sicilia nei siti di aquila del Bonelli e di lanari è stata registrata la presenza di fotografi in diverse occasioni. In alcuni casi i fotografi, pur invitati dai campisti ad allontanarsi dalla prossimità dei nidi, si sono rifiutati interferendo con la normale attività degli adulti. Le foto scattate in tali occasioni sono state successivamente rese pubbliche su internet.

I gruppi di fotografia naturalistica sui Social Networks ricoprono un importante ruolo nell’educazione ambientale, nella sensibilizzazione verso queste tematiche e possono anche aiutare a sviluppare un senso critico verso la fotografia non rispettosa degli animali.

Ritenendo che occorre tentare di ridurre o eliminare le cause di disturbo e soprattutto quelle attività che corrispondono più ad un divertimento che ad una necessità, ALTURA (Associazione per la tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti) propone di evitare di effettuare e di pubblicare sul sito dei gruppi/forum qualificati le foto e i video di queste specie, a meno che gli individui ripresi si trovino in contesti che permettano di avere la certezza che le foto e i video non sono stati effettuati in prossimità dei nidi. Evitare pubblicazioni di questo genere consentirebbe di ridurre l’emulazione tra quanti fanno le foto e i video più belli ed anche l’interesse giacché la spinta a farli nasce molto spesso dalla loro pubblicazione e dall’apprezzamento (i “mi piace”) che ne consegue.

Di contro possono stimolare la competizione tra fotografi, scambi di informazione e conoscenza dei siti di nidificazione delle specie più a rischio, rendendo pubblici i siti e mettendo ulteriormente a rischio le nidificazioni.

Su Facebook i gruppi fotografici più sensibili alla tutela hanno già dei regolamenti con lo scopo di salvaguardare gli animali; in diversi hanno vietato la pubblicazione di animali al nido/tana, altri anche di pulli seppur nidifughi per poter avere un maggior controllo e tutela di questi animali.

Se si riuscirà a diffondere questo approccio alla fotografia naturalistica possiamo sperare di disincentivare foto e video che certamente arrecano disturbo, aumentando quindi la sensibilità naturalistica ed isolando coloro che persistono in questo comportamento.

ALTURA propone pertanto, preso atto anche della posizione al riguardo assunta dal Gruppo Tutela Rapaci, attivo in Sicilia, e dalla Mozione sulla Prevenzione del Disturbo dei Video-Fotografi sui Rapaci approvata dai partecipanti al XVIII Convegno Italiano di ornitologia (Caramanico Terme – 17-20 settembre 2015), ai gruppi Facebook più sensibili e alle associazioni che si occupano di fotografie e di video di:

  • evitare sempre la pubblicazione di foto e video ai nidi/tane di pulli seppur nidifughi, di giovani ancora dipendenti, di giovani da poco involati e foto e video scattati in prossimità del sito di nidificazione (posatoi, luoghi di sosta, di “spiumata” delle prede e di riposo notturno, ecc.), tra cui prima di tutto, ma certamente non solo, le 6 specie sopra ricordate;
  • evitare sempre l’effettuazione di foto e nidi come riportato nel punto precedente;
  • disincentivare la reiterata pubblicazione di foto e video da parte degli stessi video-fotografi;
  • ribadire in tutte le occasioni il rischio di pesanti conseguenze sulle specie e soprattutto su quelle particolarmente sensibili al disturbo umano;
  • non comunicare assolutamente i siti delle specie più a rischio.

Ricordiamo infine che il disturbo delle specie particolarmente protette è vietato sia dalla Direttiva Comunitaria 79/409/CEE e successive modifiche ed integrazioni, sia dalla legge nazionale 157/1992 come recepita nelle leggi regionali. Il disturbo alla fauna nelle aree protette può inoltre comportare, ai sensi della legge 394/1991, conseguenze di natura penale. Anche in base a quest’ultima considerazione speriamo vivamente nella sensibilità di tutti.

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