Amico fuoco addio!…decarboniamoci

(dal blog www.scrignodipandora.it)

Tempi duri per la combustione, si salva solo quella domestica del caminetto o dei fornelli a gas per cucinare ma per tutti gli altri impieghi dell’uomo la sua messa alla gogna, per via del global warming, è inarrestabile.

Quando alla fine del XIX secolo Nikolaus August Otto concepì quello che da lì ai nostri giorni sarebbe stato il padre di tutta la motoristica impiegata nelle autovetture, ovvero il motore a quattro tempi a combustione interna, mai avrebbe immaginato che la sua straordinaria invenzione, evolutasi qualche anno più tardi nella versione diesel, un secolo più tardi sarebbe stata messa sotto accusa per via dell’impiego di combustibili fossili come carburante. Infatti, più in generale, la combustione di combustibili fossili, a base di carbonio, bruciando in presenza di aria come comburente e combinandosi con l’ossigeno di quest’ultima, produce anidride carbonica gassosa, quest’ultima essendo ritenuta, dalla comunità scientifica mondiale, una delle principali cause del surriscaldamento del pianeta.

Insomma ogni volta che affondiamo il piede sull’acceleratore della nostra auto produciamo centinaia di micro combustioni, piccoli fuochi.., nelle camere di scoppio del motore.

Da un paio di decenni a questa parte è partita così la corsa alla decarbonizzazione, termine austero che dà l’idea di una sorta di restaurazione delle abitudini dell’uomo, quasi fosse reo di essersi fin troppo divertito con i prodotti che scienza e tecnologia gli avevano messo a disposizione quasi fossero dei balocchi.

In sintesi cos’è questa decarbonizzazione?
E’ il processo attraverso il quale le principali necessità energetiche della nostra vita quotidiana (energia elettrica, riscaldamento e trasporti) si dovranno soddisfare col minimo consumo di combustibili fossili. In questo contesto l’impiego del metano, anch’esso combustibile fossile, potrebbe essere tollerato, in un primo tempo, laddove fosse utilizzato in sostituzione del carbone, ancora impiegato nel nostro paese in molte centrali termoelettriche e grandi insediamenti industriali, come l’ILVA di Taranto.

La combustione del carbone produce infatti il doppio di CO2 rispetto a quella del metano, oltre a inquinare molto di più l’ambiente.
In generale questo processo di cambiamento, di carattere epocale, è tutt’altro che comprensibile, mancando la definizione di uno scenario possibile da raggiungere.

In futuro avremo solo auto elettriche? E i pesanti Tir?
Saremo capaci d’imbrigliare l’idrogeno come combustibile per impieghi antropici? Produrremo l’energia elettrica solo da fonti rinnovabili senza inconvenienti per la loro intermittenza e con quale prezzo per l’ambiente naturale, visto l’impatto negativo di un certo eolico e un certo fotovoltaico a terra? Saremo capaci di schermare tutti gli edifici dalla dispersione del calore per minimizzare la bolletta del riscaldamento?
Questi e tanti altri dubbi ci affliggono.

La scoperta del fuoco da parte dell’uomo preistorico costituì una pietra miliare nella sua evoluzione, grandi pittori l’hanno rappresentato nei loro dipinti, celebri scrittori l’hanno descritto nei loro racconti, San Francesco lo nominò ‘fratello’, ma alla fine l’homo sapiens, come spesso gli accade, ha esagerato e ora vorrebbe rinnegarlo.

Ci riuscirà? L’andamento grafico della concentrazione di CO2 è, di fatto, una retta con valori in aumento costante da diversi anni…minimamente intaccata da tutte le iniziative mondiali per il miglioramento del clima a partire dal Protocollo di Kyoto nel 1997.

Ora la montagna di soldi del Recovery Fund, prevista di recente dall’Unione Europea, dovrebbe servire anche a combattere il global warming.
Quindi? … ovviamente vietato avere dubbi!

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