Monitoraggio Aquila reale nel Parco Regionale Sirente Velino e aree limitrofe
RELAZIONE ANNO 2026
In data 12 febbraio 2026 il Presidente di ALTURA, Stefano Allavena, e il Presidente del Parco Regionale Sirente Velino, Francesco d’Amore, hanno sottoscritto un Protocollo di intesa, di durata triennale, avente come oggetto il monitoraggio e lo studio dell’aquila reale nel Parco e aree limitrofe. Il Protocollo ha come obiettivo primario lo sviluppo di una sinergia finalizzata ad una conoscenza puntuale della situazione attuale delle aquile reali che nidificano e che utilizzano il territorio come area di ricerca delle prede.
Nel monitoraggio sono state ricomprese anche la Riserva Naturale Montagne della Duchessa della Regione Lazio, la Riserva Naturale Monte Velino gestita dal Reparto Biodiversità di Castel di Sangro dei Carabinieri Forestali e la Riserva Regionale delle Gole di San Venanzio.
Nel 2026, primo anno di applicazione del protocollo, nel comprensorio, che si estende su una superficie di circa 60.000 ettari, è stata confermata la presenza di 5 coppie territoriali di aquila reale. Tutti i siti sono stati visitati assiduamente soprattutto nei mesi primaverili per verificare la presenza delle coppie ed eventuali indizi di nidificazione.
Per tre coppie di aquile sebbene adulte non è stato osservato alcun comportamento pre-riproduttivo. Una delle coppie in data 16 aprile mostrava ripetute attività all’interno dell’unico nido conosciuto con sistemazione della ramaglia. In data 25 aprile la cova appariva in corso. Potrebbe ipotizzarsi una deposizione tardiva: evento possibile come effetto di un inverno severo. Tuttavia successivi sopralluoghi finalizzati alla verifica della nascita di piccoli hanno dato esito negativo facendo presupporre un abbandono o un fallimento della nidificazione.
La quinta coppia ubicata nella Riserva Naturale delle Gole di San Venanzio ha invece avuto successo riproduttivo. Poiché fino alla prima decade di maggio la coppia sembrava ancora in cova la deposizione dovrebbe essere avvenuta tra gli ultimi giorni di marzo e i primi di aprile. La schiusa dovrebbe quindi collocarsi intorno alla metà di maggio. La coppia ha portato a l’involo un unico pulcino in una data supposta compresa tra il 15 e il 23 luglio.
Il basso tasso di deposizione e forse anche l’abbandono della riproduzione di una delle coppie è probabilmente dovuto alla situazione meteorologica nei mesi antecedenti alla deposizione. Tale periodo è caratterizzato dalla necessità di un’iper-alimentazione della femmina finalizzata ad accumulare grandi riserve di grassi e proteine necessari sia per lo sviluppo ovarico sia per l’aumento del peso corporeo. La disponibilità di cibo e le condizioni idonee alla predazione nei mesi invernali possono influenzare anche il numero di uova e la data di deposizione. Una quantità di cibo insufficiente può compromettere uno sviluppo normale delle gonadi e le buone condizioni fisiche della femmina, portando anche a una mancata deposizione (Borlenghi e altri -2018 – Possibili interferenze di fattori meteorologici invernali sulla riproduzione dell’aquila reale nell’appennino centrale – Alula n. 25).
Nello studio sopracitato si evidenzia che le più basse percentuali di coppie che avevano deposto si riscontravano negli anni con maggiori precipitazioni nei mesi di gennaio-febbraio e marzo (più di 40 giorni di pioggia nel trimestre) e alla quantità di pioggia caduti nel periodo (più di 500 mm). Dall’analisi della banca dati climatici della Regione Abruzzo (https://idrodataabruzzo.siapmicros.com/polaris/) relativi alla stazione meteo di Ovindoli, situata in alta quota e in posizione centrale nel comprensorio considerato, emerge che nel trimestre da gennaio a marzo 2026 i giorni di pioggia sono stati 44: ben superiori alla media di 24 del decennio precedente. I mm di pioggia registrati sono stati 584 ovvero il 137% in più del valore medio.
Tale situazione fornisce una plausibile spiegazione degli scarsi esiti riproduttivi. Va anche osservato che le due coppie che hanno tentato la riproduzione (di cui una sola con successo) sono le uniche i cui nidi sono collocati al di sotto dei 1000 metri di quota e quindi in condizioni climatiche più favorevoli.
Per la raccolta dei dati è stata predisposta una specifica scheda e alle osservazioni hanno preso parte Stefano Allavena, Fabio Borlenghi, Andrea Minganti e Marco Panella di ALTURA; Paola Morini (P.R. Sirente Velino); Francesco Pinchera; Silvia di Paolo (Dir. R.N. Gole di San Venanzio); Mario Posillico, Filippo La Civita, Giancarlo Opramolla e il personale del Nucleo Territoriale Biodiversità di Magliano dei Marsi; Giampiero di Clemente, Domenico Rossetti e il personale della R.N. Montagne della Duchessa; Simone di Benedetto; Siro Baliva.